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Regione: Calabria
Tipologia di prodotto: Prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati  

Descrizione

La "pesca" è un frutto dalla bontà unica, che rappresenta un grande vanto per la regione Calabria.

Presentazione

Il nome che prende è quello di pesca "Merendella", si tratta di un fruttodi:

  • piccola taglia;
  • presenta un colore biancastro tendente al verde e alcune volte al rosa;
  • la sua polpa interna è molto dolce con aromi che ricordano il miele e gli agrumi.

Coltivazioni

La pesca  Merendella  è una qualità di pesca di "forte pregio" e proviene da un albero già famoso in epoche più antiche poiché produttore di fiori molto belli e frutti altrettanto buoni.

Il pesco nasce in "Cina", dove veniva considerato "sacro" dagli abitanti, solo successivamente si diffonde in Oriente e infine in Europa facendo si che il frutto prendesse altri nomi.

La pesca rappresenta in ogni luogo qualcosa di diverso;

  • in Cina è considerata simbolo di "immortalità";
  • in Giappone si credeva che potesse "proteggere gli abitanti;
  • in altri paesi le foglie venivano addirittura utilizzate per "guarire dalla febbre" e "dai vermi intestinali".

Arriva in Italia grazie ad "Alessandro Magno" che era affascinato dall' albero e dai suoi frutti.

Successivamente il pesco si diffonde in ogni parte del mondo andando a creare numerosi tipi di:

  • pesche e noci pesca.

Maturazione

È un frutto che raggiunge il periodo massimo di "maturazione" e bontà nei mesi caldi tra metà Luglio e fine Agosto.

La pesca rappresenta per la Calabria:

  • tradizione;
  • la sostituzione di un pasto per chi lavora tutto il giorno e un ottima merenda dal gusto dolce e prelibato.
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REGIONE: Sardegna
TIPOLOGIA DI PRODOTTO: Vegetali

Descrizione

La "pianta del mirto" è il simbolo della tradizione contadina della regione Sardegna.

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito la pianta del mirto nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Sardegna (PAT).

Caratteristiche

Molto apprezzata nella gastronomia tipica dell'isola, la pianta del mirto, detta in lingua dialettale "mulsta", "murta" o "murtaucci", può raggiungere i tre metri di altezza e viene coltivata anche a scopo ornamentale.

Le foglie di mirto presentano:

  • un colore verde brillante, sono opposte e lanceolate.

La fioritura avviene verso la fine della primavera, ed è rappresentata da piccoli fiori a cinque petali, bianchi, bellissimi e profumatissimi.

Il frutto della pianta del mirto è:

  • una piccola bacca bluastra di forma rotonda.

Il periodo della raccolta impegna molto i contadini:

  • si passano appositi rastrelli in legno sui rami per far cadere le bacche, che andranno raccolte in tinelli posti sotto la pianta;
  • se la pianta deve essere potata si va direttamente a recidere i rami traboccanti di frutti.

Vengono raccolte anche le foglie, destinate ad uso medicinale e alla realizzazione di infusi e tisane.

Proprietà salutari

Per le loro riconosciute "proprietà antisettiche", le foglie di mirto vengono bruciate e poi utilizzate per disinfettare gli ambienti.

Dalle foglie di mirto si estraggono i tannini, polifenoli dal grande potere antiossidante e astringente molto usati nei prodotti farmaceutici.

Le foglie e le cortecce delle piante di mirto, facilmente reperibili sul territorio, vengono impiegate anche nella lavorazione delle pelli.

Degustazione

Molto famoso è il Mirto di Sardegna, un liquore che si ottiene facendo macerare le bacche mature in una giusta quantità di alcol.

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Regione: Sardegna  
Tipologia di prodotto: Prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati |  

Descrizione

 Il "piru ruspu", è una specie di pero che cresce in Sardegna, nella zona della Gallura, ed è stato inserito dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT), ma sta rischiando purtroppo di scomparire.

Coltivazioni

La zona di coltivazione è molto ridotta, e proprio per questo i contadini Galluresi stanno cercando di intensificarne la produzione per mantenere in vita lo squisito frutto regalato dall'albero.

L'albero del piru ruspu è poco rigoglioso e produce in stagione tardiva un piccolo numero di frutti.

Caratteristiche

La pera di quest'albero ha:

  • una forma quasi sferica;
  • è di dimensioni piuttosto grandi;
  • ha una buccia molto spessa e ruvida, per questo eliminata e non mangiata;
  • la polpa è bianca, poco succosa ma molto gustosa;
  • la sua consistenza è dura e dalla tessitura grossolana. 

Le caratteristiche del piru ruspu sono particolari e sensibilmente diverse da altre specie di pere più comuni, inoltre non avvizziscono facilmente una volta raggiunto il loro punto di maturazione.

Pur essendoci alcuni frutteti che conservano in vita gli alberi del piru ruspu, la Gallura resta il territorio per eccellenza di questa specie, tanto che la storia del piru ruspu è proprio legata a quella degli ultimi 50 anni di quest'area della Sardegna.

Degustazione

Forse il detto:

  • "al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere", è nato proprio in Gallura.

Qui la tradizione di pecorini freschi e stagionati ben si sposa con il sapore deciso di questo tipo di pera, la cui consistenza la rende perfetta in abbinamento ai formaggi sardi.

Puoi usare sia fettine di pera fresca che la sua confettura per esaltare un antipasto a base di formaggi.

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REGIONE: Puglia
TIPOLOGIA DI PRODOTTO: Prodotti vegetali

Descrizione

Il "pisello secco di Vitigliano" è una particolare tipologia di questa pianta che, sin dai tempi antichi, viene coltivata nel territorio della frazione del Comune di Santa Cesarea Terme, in provincia di Lecce.

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito il pisello secco di Vitigliano nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Puglia (PAT).

Origini

Ormai i semi e le tecniche di coltivazione vengono trasmessi da una generazione all’altra nelle famiglie di agricoltori locali, i quali sono riusciti ad assicurarne la sopravvivenza grazie alla loro passione ed all’amore per la terra.

Il prodotto è anche conosciuto come "piseddhu cuciulu", e l'aggettivo si riferisce al fatto che il pisello secco di Vitigliano ha una cottura relativamente semplice, cioè non necessita di lunghi periodi in ammollo.

Questa particolarità sembra essere legata ad alcuni terreni fertili di Vitigliano, che i vecchi contadini definivano "terre duci".

Mietitura

In ogni caso, la pianta arriva a maturare a Giugno inoltrato e la "mietitura" avviene di solito all’alba.

Successivamente è necessario:

  • arrotolare le piante in grandi fasci;
  • prendere questi grandi fasci e riporli al sole facendoli riposare per diverse ore.

Battitura e ventilazione

La fase a seguire è invece quella della "battitura" che serve per far aprire i baccelli e separare i piselli dalla pianta.

Molto importante è, inoltre, il momento del cosiddetto "ventilare", quando grazie al vento si divide ancor di più il legume dalle scaglie.

Asciugatura

Per finire, i piselli vengono passati leggermente in forno ad asciugare e si conservano poi in grandi contenitori di terracotta.

Di solito vengono cotti nelle pignatte con:

  • sale;
  • prezzemolo;
  • pomodoro.

Vengono poi serviti con:

  • un cucchiaio di olio d’oliva a crudo e del pane come accompagnamento.
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Regione: Calabria
Tipologia prodotto: Frutta secca

Descrizione

Una produzione che interessa tutto il territorio calabrese quella dei "pistilli", ovvero delle "castagne secche", le stesse che, insieme ai fichi essiccati e alle nocciole, rendevano ricchi Natali di antica reminiscenza, dove la semplicità era di casa.

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito i pistilli nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Calabria (PAT).

 

Essiccatura

I pistilli presenti in tutta l'area collinare della Calabria, una volta raccolte, seguendo i dettami di un metodo molto antico, vengono fatte "essiccare" in locali appositi denominati "caselle" oppure "pastiddrere".

È proprio all'interno di questi spazi dotati di superfici piatte formate da "cannizzi", ovverosia da canne intrecciate, che vengono sistemati i frutti del castagno, dove rimangono per un periodo di tempo variabile.

Al fine di facilitare l'essicazione delle castagne fresche, all'interno delle caselle viene fatta ardere della legna.

A essiccazione raggiunta, le castagne verranno pulite e assumeranno lo speciale colore giallo intenso che le caratterizza.

Una bontà tradizionale che, in compagnia dei legumi, capeggiava in ogni bottega calabra per tutto l'intero periodo invernale.

I pistilli, contraddistinti da uno speciale sapore dolce, si presentano alla vista e al tatto duri e privati della naturale pellicina che li riveste.

Degustazione

È proprio in virtù della loro consistenza che i pistilli così essiccati, venivano consumati soprattutto:

  • cotti.

Di fatto a divorarle crude, in luogo di più attuali snack, erano solamente i bambini.

Un prodotto calabrese in grado di regalare all'olfatto un profumo intenso e appetitoso e alle papille gustative tutto il sapore autentico e genuino di un frutto della terra tipico della regione.

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REGIONE: Sardegna
TIPOLOGIA DI PRODOTTO: Vegetali

Descrizione

Il "pomino", noto anche con il nome dialettale di "tamatiga de appasibis" o "tamatiga de appiccai" è un pomodoro tipico della Sardegna, in particolare della subregione della Marmilla, che si trova nella parte centro-meridionale dell'isola.

Certificazioni

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha inserito il pomino nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione Sardegna (PAT).

Caratteristiche

Il pomino ha:

  • dimensioni medio-grandi;
  • una forma leggermente oblunga;
  • una buccia dal colore rosso intenso.

La sua pianta appartiene al genere rustico delle Lycopersicon esculentum e ne esistono diversi ecotipi, che riscontrano forte resistenza alla siccità e alle fitopatie.

Conservazione

Il pomino è, a sua volta, molto resistente sia alla manipolazione che all'aria, tanto da poter essere conservato per tutto l'inverno senza ausilio di tecniche particolari:

  • semplicemente, i grappoli di pomodori, legati con uno spago in modo da formare una treccia di 40 cm circa, vengono appesi in un locale chiuso ma ben ventilato.

La conserva di pomino si prepara bollendo e tagliando a tocchetti i pomodori e poi mettendoli ad asciugare dentro a dei sacchi di cotone.

Quindi, si prende la polpa del pomino e la si pone, ricoperta da olio evo, in un recipiente di vetro con tappo a vite.

Semina e raccolto

La semina del pomino avviene a Maggio, mentre la raccolta si fa generalmente ad agosto.

Degustazione

Il pomino può essere consumato fresco o elaborato al fine di produrre delle conserve, ma viene utilizzato anche per realizzare delle minestre e delle preparazioni da forno:

un esempio è dato dal Su pani cun tamatiga o Mustazzeddu o ancora Pratzida, una focaccia fatta con farina e semola di grano duro che viene farcita con questa varietà di pomodori e che è tipica della zona del Sulcis-Iglesiente.

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