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E-Commerce o Marketpace

COME REALIZZARE UN SITO ECOMMERCE

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Sei produttore di prodotti tipici di alta qualità, apprezzati a livello locale e dal tuo bacino clienti. Perché aprire un ecommerce?
In questo articolo ti spieghiamo i vantaggi della vendita online dei tuoi prodotti, cosa occorre per aprire un ecommerce e come gestirlo al meglio per incrementare le tue vendite.

Cos'è un ecommerce?

Se ti stai chiedendo un ecommerce cos’è, sappi che consiste in una forma di commercio elettronico che avviene tramite un sito web pensato per la vendita di bene o servizi. Il genere e la struttura di tale piattaforma e-commerce varia a seconda del tipo di attività che scegli di svolgere: se gestisci beni o servizi propri o di altri. La struttura più diffusa riguarda la vendita online di prodotti o servizi erogati dall’azienda stessa proprietaria della piattaforma, che si propone a una platea di pubblico più ampia rispetto al panorama offline.

Con la diffusione di internet sempre più persone ricorre al commercio elettronico, per comprare prodotti in tempi rapidi e comodamente da casa. Questo ha spinto numerose aziende, soprattutto nella piccola e media imprenditoria, ad aprire un ecommerce per raggiungere un bacino clienti più ampio (e altrimenti irraggiungibile).

Quanto costa avere un ecommerce?

Se credi che aprire un ecommerce sia un investimento da poco, siamo costretti a deluderti. Di certo, aprire un negozio online comporta un investimento inferiore rispetto ad un negozio fisico. Però, ci sono una serie di spese che devi sostenere.

Ecco quali:

    • Parte tecnica: il costo per creare la piattaforma, che può variare in genere dai 3000 fino ai 10000 euro. Qualcuno prova soluzioni più economiche grazie a siti online per creare ecommerce gratis (o quasi) come Jimdo, One minute Site, Wix. Ma il risultato che si ottiene spesso non corrisponde alle aspettative. Se vuoi una piattaforma che funzioni e che ti permetta di aver successo nel commercio elettronico, devi ricorrere all’intervento di un professionista.
    • Inserimento dei prodotti: l’inserimento delle schede prodotto è una voce variabile, a seconda se decidi di inserirle tu o chiedere a qualcun altro di farlo. Se vuoi che il tuo ecommerce abbia successo, ti consigliamo di affidarti a un professionista esperto in Seo, che possa scrivere le schede prodotto in modo che compaiano nei motori di ricerca, aumentando la tua visibilità.
    • Grafica: se opti per un prodotto personalizzato, la grafica è una voce che devi tenere in considerazione. Il prezzo varia a seconda del livello di personalizzazione richiesto, arrivando fino a qualche migliaia di euro.
    • Marketing: se decidi di aprire un ecommerce, è necessario mettere in conto un budget destinato alla sua promozione. Hai aperto il tuo ecommerce con un solo scopo: vendere i tuoi prodotti, trasformando gli utenti della Rete in clienti. Per farlo, è necessario individuare una strategia di marketing, con un budget da destinare a campagne pubblicitarie a pagamento: da AdWords a Bing Ads fino alla pubblicità social di Facebook Ads. Il segreto del successo di una campagna di web marketing è saper individuare il canale digital che funziona meglio per il tuo target clienti. Per farlo devi provare e fare dei test: abbandona i canali che non ti portano risultati e insisti su quelli che ti portano conversioni. Se non hai competenze in materia, devi tenere in conto il compenso di un professionista che se ne occupi.
    • Gli adempimenti fiscali: se vuoi avviare un’attività di vendita online è necessario sostenere dei costi per essere in regola con il fisco e le leggi italiane.  La prima cosa da fare è creare una società. Oggi giorno c’è la possibilità per gli under 35 di aprire le srls a 1 euro. Diversamente, dovrai ricorrere alla consulenza di un notaio, con un costo che si aggira dai 1200 euro a salire.  A seguire, dovrai aprire un conto corrente bancario intestato alla società. Inoltre non è possibile aprire un ecommerce senza partita iva. Quanto costa aprire una partita iva per un’attività di commercio elettronico? Per la ditta individuale, dovrai versare 35,50 euro per i diritti di segreteria e per l’imposta di bollo, a cui si aggiunge diritto camerale obbligatorio da versare ogni anno. Per le società di persone o di capitali, il costo è più alto perché dovrai considerare la consulenza del notaio e l’imposta di registro sull’atto costitutivo. Infine c’è l’iscrizione al Registro delle Imprese che comporta un contributo annuale che si aggira intorno ai 100 euro.

Cos’è un marketplace

Il marketplace può rivelarsi una valida alternativa all’ecommerce. Spesso si fa confusione tra marketplace e ecommerce ma in realtà si tratta di due piattaforme differenti. Come ci siamo detti, l’ecommerce si avvicina all’idea del negozio fisico, con un numero ristretto di venditori e tipologie merceologiche simili.  Il marketplace invece è più vicino all’idea del centro commerciale, dove metti a disposizione degli spazi virtuali ai diversi negozi, che possono arrivare anche a centinaia di migliaia, appartenenti a categorie merceologiche differenti tra loro.

 

Marketplace Intavoliamo

 

Li possiamo classificare in questo modo:

    • Mercati online in cui venditori e compratori offrono prodotti in vendita (esempio, eBay, Allegro, Priceminister, etc.)
    • Retailer che comprano e vendono per proprio conto merci e che offrono ai venditori la possibilità di proporre i loro prodotti (Amazon, Eprice, Cdiscount, etc.)
    • Mercati online dedicati al B2B internazionale (Alibaba, etc.)
    • Aggregatori di servizi per scegliere hotel, b&B, dedicati al turismo (Booking, Expedia, Trivago, etc.)
    • Aggregatori di servizi orientati alla persona (Helpling, YouGenio, etc.)

In genere, per aprire un negozio online su un marketplace, devi fornire i tuoi dati fiscali così che ti venga riconosciuto un account venditore. Tramite il tuo profilo, accedi a una piattaforma completa e gestibile dal merchant, e utilizzerai una serie di tool per controllare accessi, vendite, guadagni.

Quanto costa vendere con un marketplace

L’adesione a un marketplace prevede un costo che varia da piattaforma in piattaforma. In genere c’è una quota fissa da versare mensilmente e una variabile, definita dalla percentuale delle vendite. Analizzando i canoni di 4 marketplace importanti, come Amazon, Ebay, ePrice e Spartoo, possiamo osservare che:

    • il canone fisso si aggira su una cifra tra i 30 e i 40 euro iva esclusa,  da versare mensilmente
    • la fee sulle vendite si aggira dal 6,5% all’8% per i prodotti hi-tech e dal 9 al 16% per gli altri prodotti.

Inoltre, le 4 piattaforme si differenziano anche per i tempi e le modalità di pagamento: tutte e 4 i marketplace veicolano il pagamento, però mentre Ebay prevede che l’importo venga erogato direttamente al merchant, Amazon e Spartoo trattengono la cifra rispettivamente per due settimane e un mese prima di erogarla al venditore.


e commerce o marketplace online shop


Se ti sembrano costi eccessi, considera che vieni alleggerito da altre spese che sono appannaggio del marketplace: la gestione e la manutenzione della piattaforma, sicurezza informatica e tutela legale, nonché l’investimento in marketing online (SEO, SEM, Pay per Click, Social Network, ecc..), che sommate danno un costo molto più alto della cifra accordata al marketplace.

 

Perchè ogni azienda dovrebbe vendere su internet

La vendita online è un’opportunità per un’azienda, sia per una realtà giovane che sta muovendo i primi passi, sia per realtà consolidate sul mercato. Sono tante le persone che ormai fanno acquisti su Internet. Sia perché ormai sono svanite le resistenze verso le transazioni online, sia perché il tempo libero si è notevolmente ridotto, spingendo molti a ripiegare sui canali web, molto più veloci e comodi.


Il commercio elettronico ti permette di arrivare a una fetta di clienti molto più ampia rispetto a quella del negozio fisico e raggiungere acquirenti fuori dal tuo raggio territoriale. Basta che una persona abbia accesso ad un pc o a uno smartphone collegato alla Rete, e chiunque può diventare un tuo potenziale cliente.

Quali sono i benefici che la tua azienda può trarre vendendo su internet

Oggi giorno i benefici che la tua azienda può trarre dalla vendita online sono certamente numerosi.

  1. Convenienza: Il negozio online permette una riduzione sostanziale delle tempistiche di inizio attività poiché la documentazione da raccogliere per l’apertura di un negozio online è inferiore rispetto a quella per il negozio fisico. Senza contare che necessita di un investimento minore , in quanto ti libera da tutte le spese legate al mantenimento di un negozio fisico (ad esempio affitto, bollette, pulizie …). Se scegli di affiliarti a un marketplace, il costo di gestione del negozio online si riduce ancora di più, come detto al punto 4. Ciò ti permette di avviare un’attività imprenditoriale anche se non hai grossi capitali da investire, e di farlo in tempi più brevi.
  2. Sicurezza. Uno dei benefici maggiormente avvertiti dai merchant è la possibilità di liberarsi dalla paura dei furti. Il negozio online non necessita di telecamere di sicurezza, sistemi di sorveglianza, o security da posizionare all’ingresso. Non solo nessuno può rubarti niente, ma invii la merce solo dopo aver ricevuto il pagamento.
  3. Acquisti H24. Questo è un vantaggio sia per l’acquirente che per il venditore. L’acquirente può comprare le cose che preferisce senza i limiti di orario imposti dai negozi fisici (spesso aperti proprio nelle ore lavorative). Può farlo sempre e ovunque, basta avere la connessione Internet. Il merchant può beneficiare di clienti che fanno acquisti in modo comodo e rilassato a tutte le ore, liberi dalle corse frenetiche degli orari di chiusura.
  4. Mercati più ampi. Il negozio online è il metodo migliore per intercettare clienti situati in diverse zone del globo, o anche solo del tuo Paese. Soprattutto se i tuoi prodotti sono apprezzati da una nicchia di mercato particolare e piccola a livello locale, la scelta di aprirsi al panorama nazionale ti permette di aumentare il fatturato in modo consistente. I clienti possono arrivare da lontano, in qualsiasi fascia oraria, e hai la possibilità di stringere un rapporto di fedeltà grazie al canale digital.   Maggiore è il raggio d’azione, maggiore è il guadagno.
  5. Meno dipendenti. Quanti dipendenti occorrono nella gestione di un negozio fisico? C’è l’addetto alla cassa, il commesso, la security, l’addetto alle pulizie, e questo solo per cominciare. Un negozio online può essere gestito con molte meno persone. Un bel risparmio!
  6. Sembri “Big”. Se il tuo ecommerce o il marketplace a cui sei affiliato, è ben funzionante, ha un aspetto accurato, offre sicurezza in termini di pagamento, l’utente ha l’impressione di essere di fronte a un brand dall’alta professionalità. Gli sembra di comprare presso una realtà grande e strutturata anche se sei sul mercato da poco o sei l’unico a occuparsi di tutto.

Come superare le difficoltà da affrontare per vendere su internet

Per quanto diffusa, la vendita online presenta ancora alcune difficoltà, per lo più legate all’affidabilità che il merchant riesce a trasmettere ai suoi potenziali clienti. Per superare queste resistenze, ecco alcuni consigli:

    • Apri un conto PayPal. Se offri la possibilità di pagamento attraverso Paypal, subito ottieni “1000 punti a tuo favore”.  Disponi bene il cliente nei tuoi confronti poiché PayPal è sinonimo di sicurezza, trasparenza e affidabilità. Non a caso è il metodo più diffuso per le transazioni online.
    • Cura l’estetica. Se vuoi vendere online con successo, offri delle belle foto dei tuoi prodotti e dei testi di descrizione scritti in modo persuasivo. Un negozio online che presenta foto sfocate e testi con errori grammaticali non ispira molta fiducia, non trovi?
    • Sii onesto. Non fare promesse che non puoi mantenere. Sii chiaro sulle caratteristiche del prodotto che stai vendendo o su altri aspetti della transazione. Per esempio, non assicurare una consegna in 3 giorni, se non hai ancora mandato in produzione nulla. Non solo perdi il cliente ma rischi di allontanare potenziali acquirenti per via di una recensione negativa.  Ne va della tua credibilità.
    • Attento al cliente. Anche se vuoi vendere online, il rapporto di fiducia con il cliente è il pilastro del tuo successo. Sii sempre gentile e rispondi alle domande in tempi rapidi. In caso di problemi o lamentele, offri sempre una soluzione e riconquista la sua fiducia con piccoli omaggi o sconti.

Meglio avere un e-commerce o marketplace

Questa è il dilemma di ogni venditore. Il mercato degli ecommerce è cresciuto tanto negli ultimi anni. Basti pensare che l’Italia è al settimo posto in Europa con un mercato dell’ecommerce dal valore di quasi 30 miliardi di euro e una crescita del 19% annua.

Allo stesso tempo però è vero che spesso gli utenti scelgono i marketplace, che crescono molto più rapidamente degli ecommerce.

Inoltre l’ecommerce è il tuo negozio online, grande o piccolo che sia, e tu ne sei il solo responsabile in tutti gli aspetti. Il marketplace invece è un luogo dove già esiste traffico e devi occuparti solo di vendere.  Senza contare che aprire un e-commerce non è solo avere un sito web, ma porta con sé alcuni oneri che hanno i negozi fisici: costi di realizzazione e manutenzione, ma anche per il magazzino, la logistica, il reperimento dei dati del prodotto (come le schede tecniche, fotografie, ecc.) e la promozione attraverso attività di marketing online - ottimizzazione sui motori di ricerca, AdWords, campagne sui Social Media, ecc, senza le quali un ecommerce resta un semplice sito web, a cui pochi accedono. Molti venditori scelgono i Marketplace proprio perché si assumono l’onere di molti di questi costi.  

Insomma, i numeri sono a favore dei Marketplace, che sono diventati  gli indiscussi protagonisti della crescita del mercato online. Le ragioni del loro successo presso il pubblico? Prima fra tutte, la vasta scelta dei produttori e dei prodotti, appartenenti a diverse marche e settori, in un unico grande contenitore.

Agevolazioni pubbliche per vendere su internet

Lo stato italiano prevede delle agevolazioni fiscali e previdenziali per chi decide di dedicarsi al commercio elettronico. Tale regime agevolato è il regime forfettario 2018, l’unico “scontato” di cui i commercianti che operano tramite il web possono avvalersi.  

Grazie a tale regime, i benefici per il commerciante web sono:

    • tassazione agevolata con imposta sostitutiva al 5% sul reddito forfettario per i primi 5 anni di attività;
    • dal sesto anno in poi, la tassazione è del 15%;
    • No Irpef;
    • No Irap;
    • No addizionali;
    • riduzione dei contributi previdenziali del 35%;
    • No soggezione agli studi di settore;
    • Nessun obbligo di tenere i registri iva;
    • accesso al regime dei lavoratori dipendenti con reddito non superiore ai 30.000 annui;

Tra i requisiti per poter accedere al regime forfettario unico, vi sono:

    • compensi annui dell’attività entro un certo limite;
    • massimo 5000 euro di spesa per collaboratori e dipendenti;
    • massimo 20.000 euro di costo complessivo in beni strumentali a chiusura esercizio.

Come funziona la tassazione

Se vuoi avviare un’attività di vendita online attraverso un ecommerce è necessario essere in regola con il fisco e le leggi italiane.

La prima cosa da fare è aprire una società. Oggi giorno c’è la possibilità per gli under 35 di aprire le srls a 1 euro. Diversamente, dovrai ricorrere alla consulenza di un notaio, con un costo che si aggira dai 1200 euro a salire.

A seguire, è necessario aprire un conto corrente bancario intestato alla società e una partita Iva. Inoltre, qualora tu voglia fare transazioni in ambito comunitario, è necessaria l’iscrizione al VIES.

Se ti stai chiedendo se è possibile aprire un ecommerce senza partita Iva, la risposta è NO. Anche se elettronico, si tratta sempre di commercio e pertanto sei obbligato ad aprire la partita IVA:  in Italia non è possibile vendere alcun bene o servizio senza.

Fai ben attenzione che solo dopo l’apertura della partita Iva è possibile avviare il sito web e iniziare a programmare la propria attività di vendita online. Inoltre, dovrai riportare la tua partita Iva  in Home Page insieme alla ragione sociale e l’indirizzo.

Quanto costa aprire una partita iva per un’attività di commercio elettronico? Per la ditta individuale, occorre versare 35,50 euro per i diritti di segreteria e per l’imposta di bollo, a cui si aggiunge diritto camerale obbligatorio da versare ogni anno. Per le società di persone o di capitali, il costo è più alto perché bisogna considerare la consulenza del notaio e l’imposta di registro sull’atto costitutivo.

Ad ogni partita Iva è associato un codice attività, detto Codice ATECO, che individua il tipo di attività svolta. Per l’ecommerce il codice attività ATECO da utilizzare è “479110 – commercio al dettaglio di prodotti via internet“.

Ma non è finita qui. Bisogna inoltre presentare la SCIA, ovvero la Segnalazione Certificata di inizio Attività presso il SUAP, Sportello Unico Attività Produttive, del Comune di residenza. Infatti anche se non possiedi un negozio fisico, devi comunicare una sede presso la quale individuare la tua attività.

Il Comune ha 30 giorni per inviare esito negativo. Diversamente, vale il principio di silenzio assenso e puoi lanciare il sito ecommerce in Rete, rendendolo consultabile a tutti.

Infine, devi preoccuparti di comunicare all’Agenzia delle Entrate l’indirizzo web del sito e-commerce, l’internet service provider, l’indirizzo e-mail, PEC e il numero di telefono e fax.

Ricapitolando, per aprire un ecommerce è necessario:

    • aprire una società
    • aprire un conto corrente
    • aprire una partita iva
    • iscriversi al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio
    • presentare la SCIA presso il SUAP
    • fare comunicazione all’Agenzia delle Entrate.

Come funziona la fatturazione

Le norme relative alla fatturazione risultano molto semplificate per coloro che esercitano l’attività di vendita online. Il merchant infatti non è obbligato a certificare i corrispettivi, con fattura o emissione degli scontrini fiscali, quando la vendita o la prestazione di servizi avviene nei confronti di un consumatore finale risiedente all’interno dei confini dello Stato. In questo caso è sufficiente la sola indicazione all’interno del registro dei corrispettivi.

Come funzionano i resi

Cos’è il reso? Si tratta di un diritto che la legge garantisce ai clienti, che hanno la facoltà di restituire un bene o servizio acquistato, e di chiedere il rimborso della somma spesa. Il diritto di reso è maggiormente garantito proprio in caso di acquisti online, in virtù del fatto che l’acquirente non può vedere o toccare materialmente il bene che compra. Può fidarsi delle immagini sul portale e delle caratteristiche descritte, ma non può sapere la qualità reale del prodotto oppure se funzionerà come indicato nelle schede tecniche.

Quali sono i motivi per cui un cliente può avvalersi del diritto di recesso? La legge non obbliga il cliente a fornire alcuna spiegazione: l’oggetto può essere restituito anche solo perché l’acquirente ci ha ripensato. Se il cliente si avvale del suo diritto di reso entro un arco temporale di 14 giorni, il merchant è tenuto a garantirgli il rimborso pieno della somma spesa, e con la stessa modalità che ha utilizzato per pagare il prodotto: paypal, carta di credito, bonifico, ecc.

Come funzionano le consegne

La spedizione è di certo uno degli aspetti più importanti in un’attività di ecommerce, tanto da determinarne spesso il successo. Allo stesso tempo, è anche una delle attività più complesse.  Con il commercio elettronico il tuo lavoro non si esaurisce con l’acquisto. A differenza del negozio tradizionale, puoi considerare una vendita conclusa solo quando il prodotto arriva nelle mani di chi l’ha acquistato.

La scelta del corriere è un elemento cruciale per il successo di un ecommerce. Bisogna fare una valutazioni accurate, per scegliere una giusta combinazione tra qualità e prezzo. Optare per un corriere economico ma poco affidabile, tiene basse le spese di trasporto ma potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio, scontentando i clienti. Nelle mani del corriere non stai mettendo solo il prodotto, ma il tuo brand. Se il corriere delude il cliente nella consegna, sarà scontento di tutta l’esperienza d’acquisto. Puntualità e velocità delle consegne sono fattori dunque che possono rinsaldare o distruggere la fedeltà di un acquirente.

Pertanto, se non studi bene questo aspetto e non sviluppi una strategia efficace, rischi di rimetterci. Non esistono regole valide per tutti: ogni attività deve affrontare degli ostacoli specifici e solo con il tempo e l’esperienza è possibile individuare le pratiche più efficienti e convenienti.

Grazie agli accordi con corrieri come BRT, UPS, Nexive, TNT e SDA, le tariffe di spedizione sono scontate, in genere includono un’assicurazione gratuita e il ritiro a domicilio dei pacchi da spedire. Non tutti hanno le stesse prestazioni per tutte i tipi di spedizioni,: non ti resta che provare per capire la migliore per te. Una volta individuata, rivedila ogni sei mesi, per assicurarti che offra sempre i prezzi migliori, la customer experience più gratificante e il servizio più soddisfacente.

Come funzionano i pagamenti

Un elemento cruciale che non puoi trascurare è il metodo di pagamento. Anche questo aspetto può fare la differenza e renderti più competitivo rispetto ad altri nella tua nicchia di mercato.

È importante garantire ai tuoi clienti la possibilità di scegliere tra modalità di pagamento diverse. Non tutti sono inclini agli acquisti online perché timorosi di rilasciare i dati della propria carta di credito. Questo può rappresentare un grosso ostacolo al successo del tuo business online, perché è una remora che coinvolge ancora molti utenti. Per tanto, offri diverse forme di pagamento, così da dare all’utente la possibilità di scegliere quella a cui accorda maggior fiducia:

    • Carta di credito,  è un metodo veloce e sicuro, utilizzato dal 65% degli italiani che acquistano online
    • Paypal, scelto dal 31% degli italiani nel 2016, consente di scambiare denaro tra qualsiasi utente registrato alla piattaforma, senza essere costretti a condividere dati bancari o delle carte di credito. Questo sistema di pagamento è spesso preferito perché è veloce e sicuro.  Inoltre è gratuito per chi compra, mentre comporta una commissione variabile tra il 1,8% e il 3,4% per transazione.
    • Bonifico, utilizzato nel 2% degli acquisti online, è una forma di pagamento sempre meno usata per via delle tempistiche dilatate tra l’acquisto e la conferma del pagamento.
    • Contrassegno, come il bonifico è poco utilizzato e sta andando via via scomparendo, sia perché comporta la necessità di essere presenti di persona, ma anche per la commissione aggiuntiva al prezzo di vendita.

Nell’immediato futuro, sarà necessario integrare anche i mobile payment, che permettono di effettuare tutti i pagamenti online grazie ad un’unica applicazione, e la moneta virtuale, che per ora sta avendo uno sviluppo lento rispetto agli altri strumenti. Ciò che conta, dunque, è offrire più strumenti di pagamento, e allo stesso tempo assistenza e un sistema di sicurezza forte così da guadagnarti la fiducia dei tuoi clienti e aumentare le tue vendite.

Se invece decidi di affiliarti a un marketplace, ricorda che è la piattaforma madre a gestire tutto il processo di pagamento e a te non resta che incassare il dovuto.

Come funzionano gli imballaggi

Prima di spedire i tuoi prodotti, hai bisogno di imballarli per garantire ai clienti un trasporto sicuro. In commercio trovi diverse soluzioni: scatoli e buste imbottite, per esempio, oppure alcuni materiali di riempimento per spedire anche l’oggetto più delicato.


imballaggi ecommerce


Con il diffondersi del commercio elettronico, però, le aspettative sul packaging sono diventate più elevate. Al punto da diventare, oggi, un fattore determinante per il successo di un brand: la “confezione” è considerata infatti parte integrante dell’esperienza d’acquisto. Oggi è diventato cruciale riuscire a stupire i clienti grazie a un packaging curato e originale, attraverso cui trasmettere i valori dell’azienda.

Cos’è un pick points

Tra le questioni più delicate per chi vuole far funzionare il proprio sito ecommerce c’è sicuramente il nodo “consegna”. Spedire il pacco al domicilio del cliente, infatti, non è sempre la soluzione più idonea. Potrebbe lavorare tutta la giornata e non avere nessuno in casa che può ritirarlo per lui. Per facilitare le attività di consegna sono nate diverse opportunità. Un esempio sono i cosiddetti Pick Points, i punti di ritiro. Questi punti nascono per consentire al cliente di avere comodità e flessibilità di ritiro. Un primo punto di ritiro è il cosiddetto “Pick and Pay”: in pratica il brand che vende utilizza un proprio negozio come punto di ritiro (è il caso di grosse catene come MediaWorld, che garantiscono questo genere di servizio).

Se, tuttavia, l’ecommerce non ha un punto fisico di appoggio, è possibile scegliere un’altra soluzione: il ritiro del pacco presso aziende terze affiliate. Funziona così: si stringono partnership con negozi o attività nei pressi del cliente, che può servirsene come punto di ritiro della merce. A tal proposito, esistono sul mercato aziende con una rete di negozi affiliati, con le quali è più agevole (e a volte anche più economico) stringere accordi: è il caso di IndaBox o Fermo!Point.

Un altro sistema di Pick Points che si sta diffondendo rapidamente è quello dei locker. Immagina un locker come una sorta di distributore automatico, collocato in luoghi facilmente accessibili, come stazioni di servizio, supermercati o stazioni ferroviarie. Un locker celebre è quello di Amazon che con il servizio Amazon Locker, sta installando i suoi armadietti gialli in tutta Italia. Il ritiro per il cliente è semplice: quando il brand inserisce il pacco all’interno del locker, il cliente riceve un codice con il quale potrà aprire il cassetto dove è conservata la merce che ha acquistato.

Quali sono gli impatti per la logistica

La cura degli aspetti logistici per un ecommerce deve essere maniacale. Ogni attività di vendita online che non pianifica bene la logistica è destinata a naufragare in poco tempo.

La logistica impatta il tuo ecommerce in modo straordinario. Possiamo, allo stesso modo, affermare che la diffusione del commercio online ha cambiato il volto e il business di tutte quelle aziende che si occupano della distribuzione di merci sul territorio. Basti pensare alla necessità dei player del settore di automatizzare le loro procedure, per aumentare l’efficacia e la velocità dei prodotti consegnati.

La maggior parte degli e-commerce, come ti abbiamo già raccontato nel punto x, si affidano a ditte esterne per diminuire i costi e aumentare l’affidabilità delle spedizioni.

Gli errori, tuttavia, sono sempre dietro l’angolo. Per non commetterne, ecco tre elementi che devi tenere in considerazione.

    1. Attento alle giacenze del magazzino. Cosa c’è di peggio di aver ricevuto un ordine e non poterlo poi rispettare per la mancanza del prodotto in magazzino? Il proprietario di un ecommerce, grazie anche ad alcuni software di logistica presenti sul mercato, deve fare un controllo regolare delle entrate e uscite dal magazzino, analizzando bene il “ciclo di vita di ogni prodotto”. Alcuni vanno subito riassortiti, per esempio; altri invece hanno vendite più sparse, altri ancora si vendono più velocemente e così via.
    2. Gli errori di spedizione. Spedire i pacchi ai tuoi clienti ti sembrerà semplice quando hai da gestire pochi ordini alla settimana. In una fase di crescita, tuttavia, potresti doverne gestire anche diverse centinaia. In questo caso è più probabile commettere tanti errori. L’imballaggio, la definizione chiara dei punti di raccolta, lo stato di conservazione del prodotto: sono tante le cose a cui dovrai fare attenzione per evitare di commettere un passo falso con i clienti.
    3. La scelta del trasportatore.  Quella dello spedizioniere si rivela una scelta decisiva. Per prendere questa decisione, devi valutare diversi fattori importanti, come la vendita all’estero, la tipologia di merce che trasporti (ci sono corrieri più esperti in una merce, come in un’altra). Altri elementi che dovrai considerare sono il volume e il peso del tuo prodotto e poi il prezzo: ci sono differenze di costo tra un corriere e un altro anche sulla stessa fascia oraria

Cos’è il dropship

Come ti abbiamo spiegato, la logistica è la questione più delicata che il proprietario di un ecommerce deve affrontare. Tuttavia, esistono formule di vendita che ti consentono di delegare ad altri le fasi di imballaggio e spedizione: il dropship.

Come funziona? In pratica, tu puoi agire come rivenditore di un bene, anche se non lo produci direttamente. Puoi occuparti della vendita tramite il tuo sito, oppure puoi utilizzare piattaforme come eBay o Amazon. Ma sarà il fornitore, anche chiamato dropshipper, a occuparsi materialmente di imballare e spedire la merce. Tu sei solo un intermediario.

Il tuo investimento come rivenditore maggiore sarà quindi nella promozione: sito, blog, forum, pagine social, o email marketing. Ti occuperai quindi degli aspetti necessari per aumentare la visibilità del prodotto. I contratti di dropshipping, spesso, prevedono che l’intermediario trattenga una percentuale sulla vendita: in genere si parte dal 15%.

Per diventare un rivenditore devi aprire una partita Iva, scegliere cosa vuoi vendere e in quali settori, decidere con quali aziende stringere accordi commerciali e creare il tuo portale, associandolo a PayPal.

Cos’è il tracking di un ordine

Il tracking online è la possibilità per il titolare di un sito ecommerce, e soprattutto per i suoi clienti, di poter verificare lo stato della spedizione in tempo reale.

Quando parliamo di “stato” ci riferiamo a tutte le attività che sono incluse nel processo di trasporto: dall’inserimento dei dati della spedizione, alla conferma, al ritiro, all’invio, fino alla consegna.


traking pacchi ecommerce


I corrieri più noti offrono la possibilità di effettuare questa verifica sul loro sito ufficiale, oppure attraverso delle app realizzate ad hoc. Il cliente riceve un codice di spedizione all’atto dell’acquisto. Quando vuole controllare lo stato della spedizione, inserisce tale codice sul sito o sull’app dedicati e può così conoscere in tempo reale tutto ciò che riguarda il suo pacco: se è stato spedito, dov’è, il tempo stimato di consegna e così via.

Il tracking online contribuisce ad aumentare la trasparenza tra i gestori dell’ecommerce e il loro bacino di clienti.

Cosa dice la normativa

Un negozio online è un’attività soggetta a due tipologie di normative: quella relativa ai consumi e all’acquisto di beni, e quella riguardo il trattamento dei dati trasmessi elettronicamente.


documenti aprire ecommerce


Sono diverse le norme che un titolare di un ecommerce deve conoscere per non violare la legge. Ecco le principali:

    1. Decreto legislativo n.70 del 9 aprile 2003. La norma stabilisce, tra le altre cose, la possibilità di avviare un e-commerce senza autorizzazioni preventive, nel caso in cui la vendita sia considerata occasionale e chi avvia l’ecommerce abbia i requisiti professionali necessari per svolgere l’attività. La vendita è ritenuta occasionale quando non supera i 5mila euro di ricavi annui. Altrimenti, è necessario aprire Partita Iva e iscriversi alla Gestione Separata dei commercianti.
    2. Decreto legislativo n.21 del febbraio 2014. Questo decreto riguarda invece sul consumatore, che dalla legge ha ricevuto maggiori tutele sul diritto di recesso (che passa da 10 a 14 giorni dalla ricezione) e sulla trasparenza delle spese in caso di restituzione dei prodotti. La norma agisce anche sul venditore, responsabile per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del prodotto: in caso di danneggiamento, dovrà occuparsi del ripristino della merce a sue spese.
    3. Il General Data Protection, o Gdpr. Si tratta del Regolamento europeo in materia di dati personali, in vigore dal 25 maggio del 2018. Il GDPR impone alle aziende di proteggere i dati personali dei propri clienti e garantire i loro diritti. In questo articolo trovi tutto quello che c’è da sapere sull’argomento.
    4. Regolamento europeo n.524 del 2013. Questa normativa ha introdotto un sistema di risoluzione online per le controversie, nazionali o internazionali, che possono insorgere con contratti stipulati tra venditori professionisti e consumatori.

Queste sono solo alcune delle norme stabilite in materia. Il quadro è in continuo cambiamento e bisogna che tu sia sempre aggiornato sulle normative: il consiglio è di affidarti a un legale di fiducia, almeno per capire tutti gli adempimenti nella fase iniziale dell’attività.

Come essere sicuri di non essere truffati

Con l’aumentare della vendita online sono aumentate anche le truffe alle piccole e medie imprese titolari di ecommerce. Sono tre i rischi maggiori che un portale di commercio elettronico corre in Rete:

    1. La violazione dei dati. Questo è l’attacco più pericoloso: il truffatore ottiene le credenziali degli utenti del tuo ecommerce e anche le informazioni di pagamento, che può utilizzare lui stesso o vendere sul deep web.
    2. La minaccia dei bot. I bot sono software che imitano gli utenti nella navigazione: hanno un indirizzo IP, una finta localizzazione geografica e finti profili social. I truffatori li usano per testare i dati che hanno rubato sui siti di commercio elettronico.
    3. Il phishing. È una delle frodi più note: i consumatori vengono invitati a lasciare le loro credenziali su una piattaforma falsa che appare come il tuo sito ecommerce, e invitati a rilasciare i loro dati sensibili.

La buona notizia è che esistono delle strategie di sicurezza che ti aiutano a restare essere vittima delle frodi che ti abbiamo descritto. Queste tecniche riguardano soprattutto le procedure di autenticazione. Far identificare gli utenti attraverso il loro ID dispositivo, le impronte digitali (nel caso di acquisto via tablet o smartphone) e l’uso di nuovi protocolli come il 3 Domain Secure (con il quale l’utente riceve una password sul proprio mobile, da usare per confermare un pagamento), ti aiutano a verificare l’autenticità del compratore e ridurre del tutto il rischio di frodi.

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